
“La cosa più importante al mondo è la scoperta (o meglio, la creazione) del Futuro”
Pierre Teilhard de Chardin, lettera a Lucile Swan, 1934
In libreria dal 18 aprile.
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A settanta anni dalla scomparsa, torna per Edizioni di Atlantide nella nuova traduzione di Maria Sole Iommi con l’introduzione di Antonio Spadaro e la postfazione dello scrittore Sebastiano Nata il testamento spirituale di uno dei pensatori più originali e controversi del Ventesimo secolo.
“Leggendo questa sua «autobiografia» si resta spiazzati perché non corrisponde ad alcun genere letterario. E non fu scritta per essere pubblicata. Il 22 gennaio 1950 in una lettera alla sua carissima Lucile Swan, descrive la sua composizione: «comunque possa essere, continuo ad avere l’impressione di andare ancora avanti nel processo di focalizzazione e maturazione di ciò che sto oscuramente sentendo e andando alla ricerca da cinquant’anni: e, nonostante una vita relativamente priva di eventi, questo mi mantiene interessato e vivo. Sto lentamente lavorando a un nuovo saggio (non per la pubblicazione) in cui cercherò di seguire e descrivere il processo psicologico secondo il quale – dalla mia infanzia – un vago senso dell’Universo e dell’Universale ha gradualmente assunto nella mia mente la forma dell’“Ambiente divino”». Pierre Teilhard de Chardin è un uomo che non si è mai abituato alla vita. Sin da bambino si è sentito chiamato a tendersi verso la freschezza del reale, a cercarla, a trovarla dovunque”.
(dall’Introduzione di Antonio Spadaro)